sabato 7 gennaio 2012

Shinya Aoki VS Satoru Kitaoka


L'anno scorso il campione nipponico Aoki chiudeva il 2010 con una cazzata di proporzioni immense; rompendo di proposito la spalla di un avversario connazionale lanciava un messaggio negativo delle M.M.A.
Quest'anno da una lustratina al suo carma regalandoci un match ricchissimo di Jiu Jitsu contro un avversario di tutto rispetto... il "personaggio preferito di Ciro Ruotolo" Satoru Kitaoka!

martedì 13 dicembre 2011

11/12/2011 Coppa Italia di Grappling...

... ovvero la sfiga becca in pieno la FIGMMA.
Quello che può essere considerato a diritto uno degli appuntamenti di maggiore importanza per il NOGI italiano, la coppa italia di Grappling, è parzialmente saltato a causa di un black out che ha costretto gli organizzatori a chiudere la competizione nel bel mezzo del suo svolgimento.
A pagarne le cosegnuenze sono la classe B e la classe A, quest'ultima in particolare poiché la coppa Italia, assieme al campionato nazionale, rappresenta il lascia passare per la selezione in nazionale.
La Nova Invicta schierava da capaccio Mattia Calvelli, Sabia Antonio, Cascone Agostino, Marciano Andrea e Santomauro Enrico e da salerno in classe B Panza e il geometra, si aggregano al gruppo Roberto ed Enzo della Wu Dong.
Non ingrana Enzo che esce al primo turno, Roberto fa esperienza, Panza ed Eliseum, a causa del guasto, non lottano e tornano a casa a bocca asciutta, ma in compenso hanno imparato a memoria tutti i santi del calendario...
Il gruppo di capaccio invece porta a casa cinque medaglie su cinque lottaroti con:

Oro: Antonio e Mattia
Argento: Agostino
Bronzo: Andrea ed Enrico

Questa è la testimonianza dell' OTTIMO lavoro svolto da Gianfranco Glielmi e Marco Mandetta e, ovviamente, dell'impegno che le giovani leve stanno mettendo, bravissimi ragazzi!

martedì 22 novembre 2011

I quattro dell'Ave Maria...

... ovvero le cronache della Fall Cup.

In tempi brevissimi e con data proibitiva, il 26 novembre c'è il Milano Challenge a diritto considerato il più grande evento nel panorama del BJJ italico, domenica scorsa la Kombat League coordinata dal Maestro Marco Galzenati ha organizzato una competizione della "lotta con panno" che tanto amiamo.
Una cinquantina di iscritti è un risultato più che soddisfacente viste le premesse, dal canile parto per l'impresa Don Galielo Barbirotti, Salvatore "Panza" Terralavoro, il geometra Francesco Eliseum e Christian "50 cent" Ceccarelli...
Esordio per il geometra e per panza (entrambi cat. 82,300 kg) nelle Blu con un sconfitta ai punti, diciamo che proprio male non è andata, il battesimo c'è stato adesso però bisogna concretizzare e solidificare "lo stile".
Male per Galileo (76 kg blu) che becca al primo turno colui che si aggiudicherà la categoria, il prode Andrea Macaluso (allievo del M° Galzenati), perdendo per un brabo... il Don deve capire una volta per tutte che c'è bisogno di regole e disciplina per rendere sui tatami di gara, meno deeeeee e più sudore Galilè!
Il buon Christian come unico iscritto nella cat. 70 KG blu si vede inserito nella 76... tenendo presente che Chrì è un 65 kg cominciamo bene.
Per nulla intimorito 50 cent vince tre lotte e perde in finale contro il sopra citato Andrea. Quattro lotte per il Cecca tutte risolte ai punti... 24 minuti di agonismo che equivalgono a ore e ore spese sul tatami con i compagni in palestra, bravissimo fifty!
Vista la mia assenza i quattro dell'Ave Maria hanno ritenuto opportuno non fare l'open... e hanno fatto male.
Il Jiu Jitsu non è solo agonismo, anzi per molte persone non lo è affatto, ma se si decide di percorrere la strada dei cronometri, dei segna punti e delle medaglie si deve approfittare di OGNI singola opportunità per confrontarsi... soldi ed impegni permettendo ovviamente.

Al rientro dall'impresa i quattro l'indomani erano già sul tatami... e questa è la cosa più importante.

Buon Jiu Jitsu a tutti... anche a chi non fa l'open!


Christian Ceccarelli (Kimono Blu) in azione...

sabato 5 novembre 2011

San Mango Piemonte... il paradiso dei lottatori.


Sono passate due settimane dal cambiamento.
La palestra è grandissima e molto attrezzata, è praticamente impossibile fermarsi salvo per stanchezza; con 200 metri quadrati di tatami c’è sempre posto per lottare e nell’ipotesi ci sia un numero spaiato di lottatori il dispari ha solo l’imbarazzo della scelta su come impiegare il turno di cinque minuti “libero” per poi passare alle lotte spettanti …
Personalmente sto cercando di portare il ritmo di 10 riprese a lezione (di cui 5 o 6 con il buon Ciro Ruotolo) al di fuori delle vasche di riscaldamento, proiezioni e drill vari … e devo dire che sono molto soddisfatto della risposta del mio corpo.
I chili di troppo, accumulati per cedere il passo agli allievi a causa dello spazio ridotto nelle precedenti sedi, sono destinati ad andarsene questo è poco ma sicuro.
I dolori diminuiscono, i primi giorni in cui mi svegliavo al mattino distrutto cedono il passo ad una senzazione di benessere.
Non so cosa ci riserverà il futuro, ma una cosa è certa onorerò questo “paradiso dei lottatori” cercando di essere un insegnante sempre migliore e un lottatore sempre più preparato.

Comunicazione di servizio


In previsione dei due prossimi appuntamenti agonistici
20 novembre gara di jiu jitsu a Roma organizzata dal M° Marco Galzenati
11 dicembre coppa italia di grappling FIGMMA Ostia Lido
gli allenamenti saranno il lunedì e il venerdì con il kimono, il mercoledì senza kimono sempre dalle 20.00 alle 22.00.
Inoltre la palestra è SEMPRE aperta
i giorni dispari dalle 09.00 alle 11.00 per open mat e sala pesi
tutti i giorni dalle 17.00 per open mat e sala pesi
il sabato pomeriggio per open mat e sala pesi
200 metri quadrati di tatami e tutte le attrezzature che si possono immaginare sono a disposizione di tutti gli iscritti per una preparazione degna di un professionista.
Sotto con gli allenamenti.

martedì 1 novembre 2011

Trofeo Warrior - Il report di Panza...

La giornata inizia alle 6.40 con una chiamata di christian ceccarelli che mi chiede:Shalvatore dove sei?sono le otto meno venti!!...
vado a prendere christian all'ora stabilita e partiamo con un pò di anticipo..e poi andiamo alla volta di nocera per prendere Massimo Nacchia.
il viaggio è gradevole e ricco di chiacchiere futili tanto che arriviamo a Roma e quasi non ce ne accorgiamo...arriviamo alle 11.20 al palazzetto e dopo
una questione inutile con la signora delle pulizie che non voleva farci entrare nel palazzetto finalmente decidiamo di parcheggiare a pagamento ed entriamo
alle 12 spaccate...il primo impatto sulla manifestazione è di sorpresa...due maxischermi tatami nuovi figherrimi presi dall'america segnapunti su tv a schermo
piatto,luci da discoteca di vari colori...e tutto ancora da allestire...nel mentre che noi prendiamo posto nella zona che diventerà il nostro lercio bivacco assistiamo
alle prove di un gruppo di ballerine e ci facciamo la fame in attesa del peso(che aprirà a nostra insaputa facendoci sprecare il vantaggio tattico di arrivare presto)
arrivo sulla bilancia e sto 700 grammi fuori peso...esco e mi metto a correre come un pazzo e scendo di 300 grammi...non mi vogliono far gareggiare.per un
attimo ho pensato che era meglio cosi...poi ho deciso di insistere e sono salito sull'altra bilancia..questa mi dava 80kg spaccati.finito il peso mangiamo un Pò di riso in bianco.
poi c è il briefring iniziale dei maestri e noi non avendone uno in sede ce lo andiamo a seguire come se fossimo noi i maestri di noi stessi.qui vengo a scoprire il motivo
di tutti questi sponsor e di questa mega ultra organizzazione..sky riprenderà l'evento...ecco perchè la M2 picture ha stanziato dei fondi generossissimi(solo fra tatami e premi
di classe A se ne sono andati 14.000 verdoni..in più c'era un presentatore il cameramen casse d'acqua gratis cibo a buffet gratis un dj che metteva musica tecno-dance fra
un match e l'altro).alle 14 inizia l'evento e io mi tengo caldo inutilmente fino a quando alle 18.30 decidono che è il mio turno.ringrazio caldamente paolo girone
che si è offerto come coach e che mi ha montato quella fastidiosissima "armatura" e a massimo che mi ha prestato la sua conchiglia.
Affronto il mio primo avversario...gli do un pò di fastidio con qualche jab e credo che uno di questi mi sia valso anche un punto...l'avversario non è per niente
aggressivo e rimane in fase di studio..faccio un primo tentativo..jab-low kick-double leg...l'avversario sprowla e ci rialziamo.ritento..jab,l'avversario indietreggia e io lo colpisco
preciso al volto con un high kick!(è stata la sorpresa della serata!).e prendo un punto...poco dopo riprovo con la stessa procedura e il double leg entra e prendo side e poi la montada.
tiro armolock ma faccio il classico erroraccio di non bloccare con la gamba la testa dell'avversario e per poco non finalizzo..finisco in mezza guardia e provo una leva al braccio..
ma ormai il tempo è quasi scaduto e sto vincendo 8 a 1 indi per cui decido di risparmiare le forze.il prossimo match lo faro più di un ora dopo e in contemporanea con quello
di christian(che sfiga).
inizia il match è subito il mio avversario si dimostra abile nel combattimento in piedi...i miei jab non lo infastidiscono anzi ogni volta che attacco mi arriva un colpo..concludo che lo devo
portare a terra il prima possibile e ci riesco con un double leg sparato verso l'alto con cambio mano lotta-libera style(come l'high kick sono rimasto abbastanza sconcertato da me stesso).
prendo mezza guardia e lui mi chiude in ghigliottina...non c'era e io volevo lottare a terra.in pratica sguscio via e il casco scivola come se la mia testa fosse un lupino e il casco la buccia.
purtroppo però devono interrompere perchè io sono senza casco.perdiamo un sacco di tempo nell'opera di riallacciamento(gran sfiga considerando la mia resistenza di fiato e la probabile
ma non verificata normalità in fiato del mio avversario). e cosa ancor più brutta riniziamo in piedi...guardo il cartellone e non ho capito il perchè conduco per 3 a 0.appena ci ridanno il via
il mio avversario inizia ad attaccarmi furiosamente,io mi chiudo ma 3 colpi entrano e fanno punti,poi tiro un double leg classico e lui mi salta in ghigliottina..questa volta però la "fortuna"
non è dalla mia parte...la mentoniera si incaglia sotto il mio mento il casco non sfila e sono costretto a battere...
sul match di christian non mi esprimo perchè in pratica non l'ho visto...
è stata una bellissima giornata l'evento era grandioso e ben organizzato e credo che difficilmente potrà essere replicato con tanto sfarzo..a meno che non trovano un nuovo facoltoso
sponsor...c'era pure la telecronaca su quello che facevi!!il ritorno è stato un pò problematico mi sono mezzo perso per le vie di roma...del resto ero stanco e rincoglionito dalle mazzate
prese e dallo stress XDD


Qualche considerazione da parte del sottoscritto:
1. La FIGMMA ancora una volta da prova di lavorare per ogni singolo fighter in maniera eccezionale
2. Se la M2 picture ha deciso di dare questo "piccolo incentivo" è segno che l'Italia non è il terzo mondo marziale
3. Christian è un coglione perchè ha dimenticato che c'era l'ora solare.

sabato 29 ottobre 2011

Il Compagno d’allenamento del M°Marco Marini

E' con estremo piacere che posto lo scritto del M°Marco Marini.

Nell’Aikido, ma possiamo estendere l’osservazione anche a altre Arti Marziali e Sport da Combattimento – apprendiamo la maggior parte delle cose grazie alla pratica con un compagno di allenamento, un training partner.
È un ruolo sostanzialmente comprensibile da tutti già ad una prima lettura, eppure è importante e fondamentale per i progressi d’ognuno di noi. Infatti, nonostante la semplicità apparente, tale ruolo è ben più complicato e pieno di valori di quanto possa sembrare.
Il primo fraintendimento è nei termini. In Aikido il training partner viene chiamato Uke, parola giapponese tradotta in tanti modi e con le più svariate interpretazioni, lasciata per il suo valore tradizionale, ma causa di interpretazione talora bizzarre. Spesso, infatti, il termine uke viene tradotto e inteso come colui che ‘riceve’ (soggetto passivo), o anche come ‘colui che sa cadere’, ma anche come ‘colui che non dà fastidio e subisce’. Ma nessuna di queste interpretazioni tiene conto del fatto che uke è soggetto attivo nell’allenamento dell’altro.
Saper cadere e cadere non fa parte del ruolo di uke. Cadere è una conseguenza non scontata e soprattutto attiene alla salvaguardia personale del praticante: non è, quindi, prerogativa di questo ruolo.
Andiamo a vedere, invece, quale sono (o dovrebbero essere, almeno secondo me) le caratteristiche di un buon compagno di allenamento nella pratica ‘normale’ in una palestra.
A mio avviso, per ottemperare alla sua funzione di allenatore l’uke dovrebbe seguire alcuni principi generali:

• cercare di comprendere le direttive e gli obiettivi che l’insegnante intende in quel momento raggiungere;
• essere sempre soggetto attivo e ‘vivo’;
• saper motivare, stimolare;
• curare la salvaguardia fisica come prerequisito di ogni sua azione;
• variare e adattare il suo lavoro (forza, velocità, reattività) al partner e all’obiettivo da raggiungere.


Di seguito un po’ di pensieri sparsi…

Saper essere attivi.

significa concedere aperture, ma richiuderle se non vengono colte;
significa non ostacolare, ma nemmeno crollare a peso morto sulla tecnica;
significa reagire se qualcosa è scorretto o si vede una perdita d’equilibrio;
significa reagire sulla linea che lo consentirebbe non per ribaltare una situazione, ma per stimolare la reattività del compagno;
significa comprendere il livello del compagno e cosa può essergli utile al suo livello. È inutile pretendere da un principiante la conoscenza, che so, del radicamento;
significa anche NON permettergli di ridere tenendolo sotto pressione, ma sorridendo noi stessi, cioè non deve aver paura, ma ‘sentire’ la pressione e l’invito a dare il massimo;



Saper motivare

significa, secondo il proprio livello naturalmente, lasciare nell’altro una sensazione positiva e comunque la sensazione di non aver ‘perso tempo’;
porsi sempre nella condizione di permettere all’altro lo studio;
essere altruista;
cercare di capire le lacune e fargliele sentire/trovare;
dare l’esempio;
accettare gli errori dell’altro;
non correggere se non esplicitamente richiesto perché se gli suggerisco lui non impara, meglio cambiare apertura e fargli riuscire la tecnica (o quel che gli riesce) spontaneamente;
stimolare facendo ‘sentire’ cosa non va, se si tratta di lotta un ribaltamento, una contro tecnica accennata, un colpo (leggero) sul lato lasciato scoperto, p.e., e seguitare a reagire evitando di finalizzare per due o tre volte poi finalizzare se proprio non comprende. L’importante è stimolare senza distruggere il suo amor proprio;
non fare facce strane;
emanare gioia, accettazione e volontà di pratica;
accettare cattivo odore, saliva e sangue;
darsi completamente e al massimo, sempre rispetto al livello dell’altro, cioè di quello che pensiamo possa reggere fisicamente;

Salvaguardia fisica

si tratta di tenere bene a mente che ogni incidente porta uno stop o una riduzione nell’allenamento (personale o del compagno), quindi non correre rischi inutili;
un buon compagno d’allenamento si adatta in base all’esperienza, alla tipologia corporea, all’età del suo partner;
un buon training partner si accerta (o cerca di capire) se il compagno ha qualche infortunio. Sostanzialmente, devi avere la certezza di poterti allenare, sia quando sei in forma che quando sei infortunato, perché sai che il tuo partner si allenerà ‘intorno’ ai tuoi infortuni;
un partner che ha paura di farsi male sarà rigido e timoroso (l’incidente è dietro l’angolo);
un partner morbido e reattivo, che ha fiducia, ci offrirà infinite occasioni di crescita;
bisogna fare attenzione alla routine, che abbassa le difese e favorisce l’incidente, quindi bisogna sempre tenere il partner sulla corda cambiando ritmo e velocità, ma anche uscendo talvolta dai canoni stabiliti (senza malizia);
tenere sempre presente che l’allenamento finisce quando si è sotto la doccia. La maggior parte degli incidenti avvengono quando si abbassa la tensione, quando ormai pensiamo che manchi poco alla fine della lezione;
avere grande considerazione del partner, che ci sia simpatico o meno: ognuno è li per la nostra crescita;
sentire le sue rigidità significa comprendere come non fargli male, ma anche come non cozzare contro un muro;
osservare sempre tutto intorno a noi e non concentrarci solo sulla tecnica da eseguire o sulla caduta da fare;
Dare il massimo della nostra forza, non in assoluto, ma in base a quello che riteniamo l’altro possa ricevere/contrastare;
anche se colpiamo/muoviamo piano e lentamente, la nostra mente deve porsi come se lo stessimo facendo con la massima determinazione;
abituarci a praticare con tutti, preferendo anzi quelli che ci mettono in difficoltà, con i quali non ci sentiamo in sintonia: essi rappresentano il miglior allenamento;
lo spirito generale deve essere quello che: se succede qualcosa… è sempre colpa mia;
un buon compagno d’allenamento deve lasciare l’ego da parte, in quel momento è solo uno strumento di formazione di qualcun altro (anche se in realtà si sta formando anche lui);

Il ritmo e il saperlo variare per non favorire il rilassamento

questo lo reputo molto importante, ed in parte l’ho toccato precedentemente.

Nell’allenamento in palestra spesso ci troviamo con compagni conosciuti (quindi sappiamo grosso modo come reagiscono e si muovono). Come spesso pratichiamo tecniche o sequenze in qualche modo stabilite.
Variare ritmo, velocità, inserire qualche cambiamento, seppur rimanendo nella sequenza stabilita, favorisce l’attenzione e l’allenamento.
La routine, seppur necessaria all’inizio per apprendere la coreografia di un movimento, è deleteria per l’allenamento vero dello stesso (il problema dei kata)
Naturalmente non ce l’ho con i kata come metodologia d’allenamento, ma con il modo in cui molti interpretano ed eseguono gli stessi senza tenere in conto questo parametro e gli altri che ho citato.

La giusta forza

anche questa già accennata…
Una delle cose meno semplici da capire.
Da tenere presente è l’obiettivo: far lavorare il compagno perché migliori il più veloce possibile.
In generale:
poca, se deve apprendere un movimento (è inutile mettere in difficoltà una persona quando ancora non sa cosa fare);
sempre più per allenarlo (mai dargli l’impressione che sia troppo facile);
massima per consolidarlo (deve comprendere quanto sia difficile applicare quello che pensa di sapere).
Bisogna anche tener presente l’aspetto psicologico. Se sentiamo che quel quantitativo di forza, che noi reputiamo corretto, crea disagio o stimola malamente, dobbiamo modificare, ridurre la stessa.
Per il principio che l’altro deve migliorare ‘con noi’ e non ‘nonostante noi’.
Alla fine di un vero allenamento, tutti si dovrebbero sentire bene, stanchi, distrutti, ma con la voglia di ricominciare.
I giusti stimoli

Altra cosa importante e difficile, ancorché trasversale alle considerazioni precedenti.
Non esiste una regola, anzi spesso gli stimoli da dare sono completamente antitetici a seconda dei soggetti o delle situazioni.
Sempre presupponendo il nostro ruolo di partner e cioè di “allenatore” momentaneo del compagno.
Solo l’esperienza e l’attenzione ci possono aiutare, ma di fondo dovremmo ricercare sempre il suo miglioramento.
Sbagliare fa parte del suo e del nostro addestramento, non deve rappresentare un problema.
Fregarsene è un problema (in teoria, in pratica nella squadra c’è bisogno anche del grosso egocentrico/killer che pensa solo a se stesso).
Quindi fare sempre attenzione a quel che ci ritorna, alle sensazioni che l’altro ci rimanda, con quelle possiamo facilmente comprendere come stimolarlo e quando.
p.e. se accelera i movimenti oltre quello che è in grado di controllare, probabilmente siamo stati noi ad aver velocizzato troppo il nostro attacco, o se si irrigidisce siamo noi che lo stiamo mettendo troppo in difficoltà, o ancora se si ammorbidisce troppo è perché noi siamo troppo accondiscendenti.

Favorire lo spirito di gruppo/squadra

Cosa c’entra con l’essere un buon partner?
C’entra se si considera il gruppo importante per la nostra crescita. Un gruppo/team/squadra ben affiatato, rappresenta una fonte di stimolo incredibile per ognuno dei componenti .
Quindi non aiutare un compagno, non coinvolgerlo in uno spirito comune di crescita reca danno a tutti, toglie delle opportunità a tutto il gruppo. Sul momento può sembrare noiosa la pratica con un principiante, ma non sappiamo se quel principiante, di li ad un anno, ci potrà offrire delle ottime occasioni d’allenamento, di stimolo.
Favorire uno spirito agonistico (crescita individuale) a discapito del gruppo, secondo me, reca danno anche a chi lo fa, a chi pensa solo a sé stesso. Quindi darsi, per una parte dell’allenamento, a partner diversi e magari meno stimolanti (apparentemente) porterà comunque frutti positivi, se visti in ottica ‘crescita del gruppo’.

La “guida”

Certo il ruolo principale, affinché tutte le cose dette avvengano, è rivestito dall’insegnante. È lui il principale ‘motore’, l’esempio da seguire.
Nondimeno ognuno, per il proprio livello, è una ‘guida’ quando si allena con un compagno.
Creare un clima di crescita generale è responsabilità di tutti.

Ho voluto condividere con voi solo la mia esperienza di praticante, non certo fornire un decalogo da seguire.



A sinistra, con il kimono blu, Marco durante uno stage con Rogerio...